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scritto da sgottardi  22/11/2008

Palazzo Rosso

Palazzo Rosso

Palazzo Rosso, meravigliosa costruzione affacciata sul Navile, è forse uno dei più noti esempi extraurbani della stagione Liberty bolognese; semplice ed elegante riassume in sé i caratteri locali ed internazionali dell'arte sviluppatesi in Europa a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Opera a lungo sconosciuta e dalle molte vite, nasce come abitazione padronale del Marchese Carlo Alberto Pizzardi, ultimo esponente di una nobile e ricca famiglia bolognese contraddistintosi per le sue opere filantropiche e per i numerosi e ricchi lasciti alle istituzioni locali, con particolare attenzione per l'Amministrazione degli Ospedali di Bologna. I possedimenti a Bentivoglio ereditati dal Marchese Pizzardi erano numerosi e redditizi, e la sua particolare propensione alla gestione del patrimonio rendeva economicamente rilevante questo piccolo centro della provincia. La necessità di potervi risiedere si faceva quindi sempre più presente: già nel 1883 si era cercato di adattare un'ala del castello ad abitazione padronale, ma si decise poi di procedere alla costruzione di una nuova residenza già pochi anni dopo.

Nel 1891 iniziavano infatti i lavori, diretti dall'ingegner Guido Lisi,  e già nell'estate del 1892 si ponevano le impalcature per la grande sala e per la realizzazione della loggetta che guarda sul canale mentre nell'autunno si possono collocare gli elementi decorativi in macigno (realizzati dalla ditta Andreoli) in terracotta (usciti dalla famosa fornace Gallotti di Bologna), su disegno dell'artista bolognese Augusto Sezanne. I lavori di copertura e di posizionamento di infissi e pavimentazione si protraggono durante l'inverno e nel giugno del 1893 si liquidavano i conti dei diversi artigiani coinvolti. A questa data, con ogni probabilità, non erano state realizzate le meravigliose decorazioni liberty che ancora oggi possiamo apprezzare, databili tra 1893 e 1897. Il visitatore che entra nel palazzo si trova immediatamente di fronte ad un piacevole volo di anatre su un immenso campo di ireos gialli e, salendo lungo l'elegante scala, giunge al piano nobile, dove la decorazione di ispirazione naturale è declinata con semplicità e grazia: fregi fioriti di rose, ireos, limoni e giacinti decorano con tenui colori le sale che sia prono ai lati del corridoio.

Più articolata è invece la decorazione del salone che dà sulla loggetta (la cui decorazione appare per la maggior parte perduta), dove è rappresentata la vita animale e vegetale nella valle del Bentivoglio. Si tratta della famosa Sala dello Zodiaco, realizzata tra il 1896 ed il 1897 da Augusto Sezanne, in cui si esprime come in nessun altro luogo nel bolognese, la maturità di un linguaggio artistico internazionale: il Liberty trova in questa sala la sua migliore declinazione nordica e numerosi sono i particolari che rimandano alla conoscenza dell'arte giapponese, evidente soprattutto nella fauna acquatica. Se nel resto dell'edificio è la decorazione floreale a predominare, è qui il trionfo della complessità della rappresentazione capace di integrare elementi vegetali, animali e simbologie celesti: su uno zoccolo dipinto cui dovevano essere addossati divani e mobilio, si ammirano pesci, anguille e tartarughe che nuotano tra le alghe, mentre oltre il livello dell'acqua si innalzano alte canne palustri sulle quali volano stormi di anatre. Oltre questo comparto naturalistico vi è la rappresentazione della fascia dello zodiaco, da cui la sala prende il nome, con alcune costellazioni; e sopra a queste vi è la rappresentazione delle fasi lunari  e del globo terrestre unite alla stilizzazione del Sole, rappresentato coi soli raggi di un intenso colore rosso.

Sono purtroppo perduti i mobili coevi che dovevano arredare questi ambienti, di cui ci rimangono alcuni disegni, sempre ad opera di Sezanne: il tempo e le diverse destinazioni di questo edificio hanno cancellato per sempre l'immagine di una casa extraurbana di un ricco borghese di fine Ottocento. Rimane comunque la stanza da letto anche se di epoca precedente. Alla morte di Carlo Alberto Pizzardi, l'edificio perveniva per lascito testamentario all'Amministrazione degli Ospedali di Bologna, che ha trovato nello sfruttamento del cospicuo lascito una fonte di reddito importantissima. Palazzo Rosso veniva quindi affittato ad alcune famiglie, mentre il piano nobile risultava occupato dagli Uffici dell'Amministrazione. Si deve sottolineare come questi fossero ambienti dotati di comfort per l'epoca poco diffusi: acqua corrente, luce elettrica ed un impianto igienico che ancora non aveva trovato ampia diffusione neppure in ambienti cittadini; oltre, naturalmente, ad infissi e serramenti di ottima fattura artigianale e in buono stato. La Seconda Guerra Mondiale ha danneggiato solo lievemente l'edificio, che viene tuttavia sottoposto ad alcuni semplici lavori di manutenzione e restauro e quindi affittato a nuovi inquilini.

Nel 1981 il Comune di Bentivoglio acquisiva la gestione dell'edificio, ancora adibito ad uso di abitazione privata e nel 1992 ne diviene il proprietario, iniziando già l'anno seguente il primo trasferimento della Biblioteca Municipale che oggi viene restituita alla cittadinanza completamente rinnovata e ampliata. Oggi Palazzo Rosso è sede della Biblioteca Comunale, della Sala del Consiglio Comunale e luogo di attività culturali.

Lorena Cerasi

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